Brancaccino, giornata mondiale del teatro

Il periodo che stiamo attraversando ci mette tutti alla prova, come singoli e come comunità. Molti di noi non hanno mai vissuto una guerra, né hanno mai avuto esperienza della privazione delle libertà essenziali, come quella alla socialità, ai rapporti, al movimento. Da questo periodo usciremo inevitabilmente tutti cambiati. Avremo avuto tempo per riflettere su noi stessi e sul senso del nostro stare nel mondo. Qualcuno avrà imparato a farsi domande, sicuramente tutti avremo avuto il tempo per farcele. Dall’alba della sua civilizzazione, l’uomo ha sempre voluto condividere queste domande, ha sempre voluto confrontarsi sulle possibili risposte.
Da questa esigenza sono nate l’arte e la cultura.

Il teatro è il luogo principe del confronto dell’uomo con l’uomo e, prima di tutto, con se stesso.
Vivere vite possibili, vissute per noi e davanti a noi, ci apre scenari impensati sulle infinite possibilità dell’essere, svelando alla nostra anima, prima ancora che all’intelletto, quello che potremmo essere, quello che forse siamo.Quando torneremo a uscire, alcuni avranno voglia di tornare alle abitudini del passato, altri avranno paura, altri saranno profondamente cambiati. Tutti, però, avremo imparato a farci domande, tutti avremo bisogno di risposte. E, lo speriamo, avremo imparato ad ascoltare. Torneremo a condividere non solo il tempo, ma il bisogno di conoscere il nostro ruolo nel mondo.
Avremo, insomma, bisogno di cultura.

Anche noi, come esseri umani e come teatranti, avremo bisogno di questo. Quello che possiamo offrire sono risposte e altre, sempre nuove domande. Quello che possiamo offrire è un po’ di bellezza.

Tutti noi che lavoriamo dietro le quinte per permettere a uno spettacolo di andare in scena, ci siamo.

Torneremo, non vediamo l’ora.